Descrizione
La mostra "Memorie dal passato: l'abitato e la necropoli di Pedemonte a Gravellona Toce" nasce dalla collaborazione tra la Soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio per le province di Biella, Novara, Verbano-Cusio-Ossola e Vercelli e la Città di Gravellona Toce, che appositamente hanno sottoscritto una convenzione con lo scopo di promuovere studi di carattere storico-archeologico sul territorio comunale. In particolare, l'esposizione è dedicata agli scavi condotti da Felice Pattaroni in località Pedemonte negli anni '50, che misero in luce resti di un abitato antico (I secolo a.C. - V secolo d.C.) e di una necropoli (V secolo a.C. - IV secolo d.C.). Per fornire un quadro approfondito, seppur forzatamente non completo, del contesto antico (sia dell'abitato, sia della necropoli) l'esposizione è articolata in cinque sezioni tematiche (la sfera personale, le attività produttive e artigianali, i commerci, la cucina e la tavola, la necropoli), ospitate nelle tre sale della mostra. La mostra non sarebbe stata possibile se Fondazione Compagnia di San Paolo non avesse apprezzato l'idea e deciso di sostenerla.
L'imponente lavoro di revisione e studio dell'abitato e della necropoli di Pedemonte di Gravellona Toce, eseguito da oltre quindici specialisti, tra archeologi, restauratori e diagnosti, ha avuto come principale obiettivo quello di restituire al pubblico una selezione di oggetti valorizzati grazie all'impiego dei più moderni metodi di analisi scientifica e ai progressi della ricerca archeologica.
La datazione del sito:
Il lavoro di rianalisi eseguito dagli archeologi sui reperti riportati alla luce da Felice Pattaroni ha permesso di inquadrare in modo più puntale le fasi di vita dell'insediamento antico di Pedemonte, consentendo di abbassare la datazione convenzionale del sito. Possiamo ritenere che l'abitato abbia continuato ad esistere almeno fino al V secolo d.C., come suggerito dalla rilettura di due importanti reperti recuperati nella cosiddetta Casa del Pescatore: la lucerna di imitazione africana con lepre in corsa al centro del disco e l'eccezionale imboccatura equestre in bronzo. Siamo di fronte dunque ad una eccezionale continuità di vita millenaria, quasi senza soluzione, dalla prima età del Ferro (cultura di Golasecca) al periodo romano tardoantico.
Il lavoro di rianalisi eseguito dagli archeologi sui reperti riportati alla luce da Felice Pattaroni ha permesso di inquadrare in modo più puntale le fasi di vita dell'insediamento antico di Pedemonte, consentendo di abbassare la datazione convenzionale del sito. Possiamo ritenere che l'abitato abbia continuato ad esistere almeno fino al V secolo d.C., come suggerito dalla rilettura di due importanti reperti recuperati nella cosiddetta Casa del Pescatore: la lucerna di imitazione africana con lepre in corsa al centro del disco e l'eccezionale imboccatura equestre in bronzo. Siamo di fronte dunque ad una eccezionale continuità di vita millenaria, quasi senza soluzione, dalla prima età del Ferro (cultura di Golasecca) al periodo romano tardoantico.
Le analisi scientifiche:
Tra i materiali più rappresentativi dell'abitato romano di Pedemonte si deve segnalare la presenza di un numero elevato di frammenti ceramici riconducibili a vasi pertugiati ovvero contenitori provvisti di fori sulle pareti e sul fondo, talvolta dotati di ansa. Il loro uso conosce un'elevata diffusione in Piemonte settentrionale e nel Ticino soprattutto a partire dal IV secolo d.C. Gli studiosi in passato hanno avanzato varie ipotesi sul loro uso: cottura di cibi, essicamento di castagne e legumi o ancora produzione casearia. In occasione della mostra un'equipe costituita da restauratori e diagnosti della Cristellotti e Maffeis S.r.l. in collaborazione con il dipartimento di Scienze della Terra dell'Università degli Studi di Torino ha svolto sui reperti una serie di analisi preliminari chimico-fisiche che hanno rivelato sulle superfici sensibili tracce di fosforo, contaminazione da ascriversi probabilmente allo stoccaggio di alimenti contenenti fosfoproteine come il latte e i suoi derivati. L'effettuazione delle future analisi cromatografiche potrà meglio chiarire questi dati preliminari.
Tra i materiali più rappresentativi dell'abitato romano di Pedemonte si deve segnalare la presenza di un numero elevato di frammenti ceramici riconducibili a vasi pertugiati ovvero contenitori provvisti di fori sulle pareti e sul fondo, talvolta dotati di ansa. Il loro uso conosce un'elevata diffusione in Piemonte settentrionale e nel Ticino soprattutto a partire dal IV secolo d.C. Gli studiosi in passato hanno avanzato varie ipotesi sul loro uso: cottura di cibi, essicamento di castagne e legumi o ancora produzione casearia. In occasione della mostra un'equipe costituita da restauratori e diagnosti della Cristellotti e Maffeis S.r.l. in collaborazione con il dipartimento di Scienze della Terra dell'Università degli Studi di Torino ha svolto sui reperti una serie di analisi preliminari chimico-fisiche che hanno rivelato sulle superfici sensibili tracce di fosforo, contaminazione da ascriversi probabilmente allo stoccaggio di alimenti contenenti fosfoproteine come il latte e i suoi derivati. L'effettuazione delle future analisi cromatografiche potrà meglio chiarire questi dati preliminari.
Il vetro:
Accanto alle attività produttive classiche legate all'agricoltura, all'allevamento e ai rispettivi indotti, per la prima volta si sono riconosciuti indizi della produzione del vetro nel nostro areale. L'individuazione, infatti, tra i reperti recentemente ritrovati presso locali comunali, di un ridotto numero di scarti permette di delineare le varie fasi lavorative dai primi cicli di produzione della massa vetrosa fino alle operazioni di plasmazione dei contenitori. Le domande per il prosieguo degli studi saranno legate alla comprensione, anche mediante l'uso di analisi fisico-chimiche, di quali e quanti tra gli oggetti in vetro rinvenuti nell'abitato e nella necropoli di Pedemonte possano essere ascritti ad una produzione locale e quali erano i rapporti tra l'officina ossolana e le vicine e ben note manifatture svizzere.
Accanto alle attività produttive classiche legate all'agricoltura, all'allevamento e ai rispettivi indotti, per la prima volta si sono riconosciuti indizi della produzione del vetro nel nostro areale. L'individuazione, infatti, tra i reperti recentemente ritrovati presso locali comunali, di un ridotto numero di scarti permette di delineare le varie fasi lavorative dai primi cicli di produzione della massa vetrosa fino alle operazioni di plasmazione dei contenitori. Le domande per il prosieguo degli studi saranno legate alla comprensione, anche mediante l'uso di analisi fisico-chimiche, di quali e quanti tra gli oggetti in vetro rinvenuti nell'abitato e nella necropoli di Pedemonte possano essere ascritti ad una produzione locale e quali erano i rapporti tra l'officina ossolana e le vicine e ben note manifatture svizzere.