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Perché una mostra archeologica

Il lavoro dell'archeologo è per antonomasia il mestiere delle nuove scoperte, tuttavia alle volte la sua attività nasce dalla riscoperta di reperti che sembravano dispersi o dimenticati. è questo il caso della mostra Memorie dal passato nata, grazie alla collaborazione tra la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Biella, Novara, Verbano-Cusio-Ossola e Vercelli e il comune di Gravellona Toce, sulla scorta del recente ritrovamento presso locali comunali di parte dei materiali dello scavo dell'antico abitato di Pedemonte che si credevano completamente dispersi. Questo evento ha offerto l'occasione per un imponente lavoro di revisione e studio dei reperti scoperti da Felice Pattaroni oltre mezzo secolo fa, in vista di una edizione critica completa dell'abitato e della necropoli di Pedemonte. L'obiettivo della mostra non è tanto "riconsegnare" temporaneamente ai gravellonesi e al pubblico una selezione del consistente nucleo di oggetti, alcuni dei quali di grande importanza, rinvenuti nel secolo scorso, ma usarli con un intento didattico-divulgativo per ricreare e comunicare grazie ai progressi della ricerca archeologica e scientifica il contesto da cui essi provengono.
Tra le finalità principali dell'archeologia prioritaria, infatti, è la restituzione ai cittadini della storia e delle storie di chi ci ha preceduto, esponendo non begli oggetti "muti", ma resti materiali che ci raccontano il nostro passato. La riscoperta e la valorizzazione del patrimonio archeologico e, più in generale, culturale serve, infatti, a riallacciare il legame tra la comunità e il suo territorio, aiutando a generare e mantenere una identità collettiva e condivisa. Questo rapporto privilegiato è volutamente richiamato dalla scelta della sede espositiva, gli stessi locali dell'Antiquarium - cari ai gravellonesi - che avevano ospitato tra il 1960 e il 1980 il piccolo museo locale creato da Pattaroni prima del disallestimento e del trasferimento dei reperti per ragioni di tutela, conservazione, restauro e studio presso i depositi regionali di Torino.
L'evoluzione della ricerca archeologica e l'uso delle più moderne risorse scientifiche hanno permesso di valorizzare gli oggetti in esposizione, alcuni dei quali visibili per la prima volta, raccontati in una serie di pannelli didattici che spiegano attraverso testi e immagini i principali aspetti affrontati (l'economia produttiva, la sfera quotidiana, la cucina e la tavola, i commerci, l'abitato e la necropoli) e svelano le maggiori novità.
Il progetto museografico ed espositivo ha scelto una chiave di lettura rivolta ad un pubblico eterogeneo, muovendosi tra il bambino che ha modo di comprendere come imparavano a scrivere i suoi coetanei romani e l'adulto che può scoprire alcune chicche come l'imperdibile morso equestre in bronzo appartenuto ad un cavaliere vissuto a Pedemonte tra il V e il VI secolo d.C. o i raffinati anelli con gemme incise simbolo dell'adesione celtica al modello romano. Non manca l'attenzione per il pubblico straniero cui sono rivolte le traduzioni inglesi dei materiali di comunicazione.
L'obiettivo è quello di mostrarci un mondo antico che seppur lontano duemila anni appare in realtà a noi più prossimo di quanto non ci aspetteremmo.

Una mostra per tutti

La partecipazione culturale è, senza dubbio, un'occasione per migliorare la qualità della vita e del benessere in generale. Anche una mostra temporanea quanto più riesce ad essere inclusiva, tanto meglio realizza questa condizione auspicabile e può rivelarsi ambito fertile di sviluppo e coesione sociale.
Per tali ragioni "Memorie dal passato. L'abitato e la necropoli di Pedemonte a Gravellona Toce", mette a disposizione del pubblico uno strumento nuovo e, al tempo stesso, semplice e facilmente fruibile dai visitatori. Si tratta della video guida "Memorie dal Passato", realizzata grazie alla collaborazione con l'Associazione Archeologica Culturale "Felice Pattaroni" e Pietro Celo, interprete LIS dei testi scritti dall'archeologa Melania Semeraro, che ha partecipato a tutte le attività di progettazione e realizzazione di "Memorie dal Passato" in collaborazione con la Soprintendenza.
La video guida, il cui progetto ha avuto il patrocino dell'Ente Nazionale Sordi, Sezione Provinciale di Verbania, propone al visitatore un accurato, pur se sintetico, racconto dei principali contenuti delle cinque vetrine, preceduto da una breve introduzione al contesto progettuale e storico della mostra, nuovamente comunicata al pubblico nella sua duplice funzione di divulgazione scientifica e di strumento di coesione sociale

"Memorie dal Passato non intende unicamente "restituire" alla comunità gravellonese attraverso una mostra temporanea una selezione del consistente nucleo di oggetti, alcuni dei quali di grande importanza, rinvenuti nel secolo scorso, ma usarli con un intento didattico-divulgativo per ricreare e comunicare grazie ai progressi della ricerca archeologica e scientifica il contesto da cui essi provengono. Una delle principali finalità dell'archeologia, infatti, è la restituzione ai cittadini della storia e delle storie di chi ci ha preceduto, esponendo non begli oggetti, ma reperti che ci raccontano il nostro passato. La riscoperta e la valorizzazione del patrimonio archeologico e, più in generale, culturale serve, infatti, a riallacciare il legame tra la comunità e il suo territorio, aiutando a generare e mantenere una identità collettiva e condivisa",
Melania Semeraro, introduzione video guida "Memorie dal Passato", 2018.

I visitatori non udenti potranno fruire della video guida direttamente in mostra grazie ad un tablet che permetterà di muoversi tra le vetrine, come suggerito dal percorso espositivo.
In caso di gruppi, la visione sarà possibile anche attraverso un video a parete. La video guida il video e informativo sono disponibili ai seguenti link:

VideoGuida

Spot


Trovandosi Gravellona in un distretto turistico di notevole importanza, sono stati realizzati dei depliant in inglese, francese, tedesco e olandese per offrire agli stranieri in visita una sintesi delle informazioni principali dei contenuti.
Anche i pannelli didattici che illustrano i temi principali della mostra (l'economia produttiva, la sfera quotidiana, la cucina e la tavola, i commerci, l'abitato e la necropoli) sono realizzati in italiano e inglese.

Info/Depliant e pannelli mostra

Per favorire la visita di bambini e ragazzi, oltre alla promozione capillare presso le scuole del territorio, "Memorie dal Passato" offre la possibilità di utilizzare percorsi didattici specifici

Percorsi Didattici

Tutte queste azioni si pongono l'obiettivo di consentire a quante più persone sia possibile di visitare la mostra e conoscere la storia antica del nostro territorio, obiettivo che l'Amministrazione, nonostante i propositi e le collaborazioni scientifiche in corso, non potrebbe raggiungere senza la qualificata e costante presenza dell'Associazione Archeologica Culturale "Felice Pattaroni"

Associazione Archeologica Culturale Felice Pattaroni

Introduzione storica

Il territorio gravitante intorno all'attuale Gravellona Toce, situata all'imbocco della Valle dell'Ossola, costituisce un areale di notevole interesse archeologico, ambientale, paesaggistico e storico-culturale. Il sito è infatti un significativo crocevia di importanti reti fluviali, lacustri e terrestri, note a partire almeno dalla preistoria recente e stabilizzati in epoca romana, che collegavano, allora come oggi, la pianura padana occidentale con la Svizzera.
Ormai abituati ad un trasporto di merci e persone che avviene prevalentemente via terra, per comprendere le scelte insediative del passato dobbiamo modificare la nostra visione. è il Po infatti che, navigabile fino a Torino, con il suo ricco insieme di affluenti costituiva una sorta di autostrada dell'antichità, favorendo i rapporti con le altre popolazioni italiche e transalpine continentali, collegando le Alpi con il Mediterraneo tramite l'Adriatico. Un perno fondamentale di questo sistema era costituito dal complesso fluvio-lacuale Ticino-Verbano con la sua fitta rete di immissari, tra cui il Toce e la Strona. Considerando che fino all'altomedioevo (intorno all'anno mille) Gravellona Toce si affacciava direttamente su un'ampia insenatura del Lago Maggiore, non stupisce quindi che sulle sue sponde abbia trovato collocazione il centro di Pedemonte.
Discontinua e sporadica risulta la frequentazione del sito nella prima età del Ferro (VII-V secolo a.C.) riferibile essenzialmente a corredi che accompagnano una ridotta serie di sepolture (5) ascrivibili alla cultura di Golasecca, popolazione che fiorì tra Piemonte e Lombardia basando la propria ricchezza sul controllo delle vie commerciali tra l'Italia e l'Europa centrale. La seconda età del Ferro vede la migrazione verso la pianura padana e la conseguente sedentarizzazione dei Celti transpadani (nel nostro areale i Leponzi sui monti e gli Insubri in pianura) con un mutamento di vocazione dell'idrovia verbano-ticinese che da tramite commerciale diviene varco facilitato per lo spostamento degli uomini agevolando l'attraversamento delle Alpi (IV-III secolo a.C.). Nei secoli della romanizzazione (II-I secolo a.C.) nascono e fioriscono siti che occupano i punti cruciali delle vie di collegamento fluviali e terrestri, anche nell'ottica del controllo all'accesso alle risorse naturali come quelle minerarie: prima la leponzia Ornavasso, seguita tra la fine del II secolo e gli inizi del I secolo a.C. dall'insediamento gravellonese di Pedemonte, costituito da una comunità di confine caratterizzata da una cultura mista insubro-leponzia; di poco successivo il centro di Mergozzo. Dopo la conquista romana, in particolare in età augustea e giulio-claudia, Gravellona Toce continua a mantenere la sua nevralgica funzione commerciale a medio e lungo raggio, ma diviene rilevante anche quella militare connessa al trasferimento delle legioni verso il Reno.
In questo panorama l'eccezionalità del centro di Pedemonte è ascrivibile all'individuazione non solo della citta "dei morti", ma anche, caso pressoché unico nel Piemonte nordorientale, di quella "dei vivi". Le attività dello scopritore Felice Pattaroni si concentrarono sull'indagine delle oltre 120 tombe inquadrabili tra l'ultimo quarto del II secolo a.C. e almeno il IV secolo d.C. I corredi ci restituiscono l'immagine di un centro pedemontano agricolo (coltura dei cereali, tra cui spicca la segale, e della vite), dedito allo sfruttamento del legname e soprattutto all'allevamento ovo-caprino e all'uso dei suoi derivati (lana, latte, formaggio). I dati sono confermati dai reperti dell'abitato recuperati in tre edifici, chiamati al momento della scoperta Casa del Forno, Stalle e Casa del Pescatore, che insieme ad una serie di murature solo parzialmente indagate da Pattaroni consentono di ipotizzare l'esistenza di un insediamento più ampio e articolato rispetto a quanto noto, esito di diverse fasi costruttive e attivo almeno fino al V secolo d.C.

Il percorso tematico

ATTIVITÀ PRODUTTIVE, OGGETTI D'ORNAMENTO (SALA 1)
La vocazione produttiva dell'insediamento di Pedemonte è stata da subito evidenziata dallo scopritore del sito, Felice Pattaroni. Successivi studi hanno dimostrato che i reperti di Pedemonte possono indicare con chiarezza la pratica di numerose attività sia maschili (allevamento, agricoltura, viticoltura, lavorazione del legno, produzione di vetro), sia femminili (filatura, tessitura). Gli strumenti in mostra permettono di esemplificare solo una ristretta gamma delle attività praticate nell'insediamento antico di Pedemonte, tra cui si evidenziano quelle legate all'allevamento ovino, in particolare alla "filiera" della lana e alla produzione di formaggi.
I corredi rinvenuti nelle tombe di Gravellona Toce comprendono vari oggetti di ornamento, sia maschili sia femminili: fibule, anelli, collane e bracciali appartenenti a differenti tradizioni: quella celtica, rappresentata ad esempio dalle grandi fibule di tipo "Ornavasso" diffuse in area leponzia, e quella romana, cui appartengono i numerosi anelli digitali con gemme intagliate.

CUCINA, TAVOLA, CONTATTI COMMERCIALI (SALA2)
Il servizio da mensa usato tra l'età tardo repubblicana e l'inizio dell'impero ci offre uno spaccato delle mode conviviali nel momento di contatto tra una comunità di confine dell'areale insubre-leponzio e il mondo romano: il vaso "a trottola" leponzio sarà sostituito dall'olpe romana; la ceramica a vernice nera simbolo della romanizzazione lascerà il posto alla imperiale terra sigillata. Analogamente l'età tardoantica vedrà l'avvio di nuovi usi culinari esemplificati dalla batteria da cucina con le olle con orlo a fascia e i fornetti-coperchio.
A partire dalla tarda età repubblicana si crea un intenso sistema di mercato organizzato su precise rotte marittime e fluviali più sicure e veloci rispetto alle vie terrestri. Con elevate importazioni dall'areale padano e dal Mediterraneo (specialmente adriatico e orientale), Gravellona Toce si inserisce in un sistema basato sull'asse legato al Po e alle idrovie gravitanti sul Ticino e sul Verbano. Non mancano tuttavia apporti dal mediterraneo meridionale in età tardoantica.

LA NECROPOLI (SALA 3)
Tra il 1954 ed il 1959, Felice Pattaroni indagò una vasta necropoli, utilizzata dal V secolo a.C. al IV secolo d.C. inoltrato. Gli scavi documentarono almeno 126 sepolture, di cui 5 cinque attribuibili alla fine della prima età del Ferro. Appartiene a questa fase il corredo della tomba 7, deposto all'interno di un recinto di pietre, vicino alla più ricca tomba 15. Le ceneri del defunto erano dentro il boccale decorato con fasce a stralucido, chiuso dalla larga ciotola che fungeva da coperchio, mentre all'interno vi erano il frammento di un bracciale e due laminette in bronzo. L'analisi delle strutture tombali e dei corredi permette la ricostruzione di molteplici aspetti della vita della popolazione stanziata nell'area a partire dal II secolo a.C., nelle sue evoluzioni da comunità celtica a insediamento pienamente romanizzato e vitale fino alla tarda antichità. Nel tempo, si modificarono anche i riti funerari praticati dalla comunità: il rituale delle deposizioni più antiche è quello dell'inumazione, tipico dei popoli alpini. Le tombe di pieno I sec a.C. indicano l'introduzione del rito della cremazione che sarà praticato per tutta l'età romana, fino al IV secolo d.C., quando si assiste a un ritorno alla pratica generalizzata dell'inumazione.

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Le novità scientifiche principali

L'imponente lavoro di revisione e studio dell'abitato e della necropoli di Pedemonte di Gravellona Toce, eseguito da oltre quindici specialisti, tra archeologi, restauratori e diagnosti e sfociato nell'esposizione temporanea Memorie dal passato, ha avuto come principale obiettivo quello di restituire al pubblico una selezione di oggetti valorizzati grazie all'impiego dei più moderni metodi di analisi scientifica e ai progressi della ricerca archeologica.
Vi proponiamo solo alcune tra le più suggestive novità da approfondire e completare in mostra, non volendo togliervi il piacere della scoperta direttamente nei locali dell'Antiquarium. E ricordate la ricerca continua...

La datazione del sito:
Il lavoro di rianalisi eseguito dagli archeologi sui reperti riportati alla luce da Felice Pattaroni ha permesso di inquadrare in modo più puntale le fasi di vita dell'insediamento antico di Pedemonte, consentendo di abbassare la datazione convenzionale del sito. Possiamo ritenere che l'abitato abbia continuato ad esistere almeno fino al V secolo d.C., come suggerito dalla rilettura di due importanti reperti recuperati nella cosiddetta Casa del Pescatore: la lucerna di imitazione africana con lepre in corsa al centro del disco e l'eccezionale imboccatura equestre in bronzo. Siamo di fronte dunque ad una eccezionale continuità di vita millenaria, quasi senza soluzione, dalla prima età del Ferro (cultura di Golasecca) al periodo romano tardoantico.

Le analisi scientifiche:
Tra i materiali più rappresentativi dell'abitato romano di Pedemonte si deve segnalare la presenza di un numero elevato di frammenti ceramici riconducibili a vasi pertugiati ovvero contenitori provvisti di fori sulle pareti e sul fondo, talvolta dotati di ansa. Il loro uso conosce un'elevata diffusione in Piemonte settentrionale e nel Ticino soprattutto a partire dal IV secolo d.C. Gli studiosi in passato hanno avanzato varie ipotesi sul loro uso: cottura di cibi, essicamento di castagne e legumi o ancora produzione casearia. In occasione della mostra un'equipe costituita da restauratori e diagnosti della Cristellotti e Maffeis S.r.l. in collaborazione con il dipartimento di Scienze della Terra dell'Università degli Studi di Torino ha svolto sui reperti una serie di analisi preliminari chimico-fisiche che hanno rivelato sulle superfici sensibili tracce di fosforo, contaminazione da ascriversi probabilmente allo stoccaggio di alimenti contenenti fosfoproteine come il latte e i suoi derivati. L'effettuazione delle future analisi cromatografiche potrà meglio chiarire questi dati preliminari.

Il vetro:
Accanto alle attività produttive classiche legate all'agricoltura, all'allevamento e ai rispettivi indotti, per la prima volta si sono riconosciuti indizi della produzione del vetro nel nostro areale. L'individuazione, infatti, tra i reperti recentemente ritrovati presso locali comunali, di un ridotto numero di scarti permette di delineare le varie fasi lavorative dai primi cicli di produzione della massa vetrosa fino alle operazioni di plasmazione dei contenitori. Le domande per il prosieguo degli studi saranno legate alla comprensione, anche mediante l'uso di analisi fisico-chimiche, di quali e quanti tra gli oggetti in vetro rinvenuti nell'abitato e nella necropoli di Pedemonte possano essere ascritti ad una produzione locale e quali erano i rapporti tra l'officina ossolana e le vicine e ben note manifatture svizzere.