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La Storia

"Al Motto di torri se ne notano più d'una, sia perché dovevano comunicare in diverse direzioni, sia perché furono distrutte e ricostruite più d'una volta e non sempre sulle stesse fondamenta."
F. Pattaroni, La necropoli gallo-romana di Gravellona Toce,1986
Da attento ricercatore della storia del territorio quale fu, Felice Pattaroni, più noto per le fruttuose ricerche che lo portarono alla scoperta della necropoli gallo-romana di Pedemonte, non trascurò nemmeno le sopravvivenze della Gravellona medievale. Nelle sue opere perciò non mancano riferimenti ed osservazioni sui manufatti risalenti a quest'epoca e tuttora visibili: la chiesa romanica di San Maurizio ed i due castelli oggi in rovina, che sorsero un tempo nel nostro territorio, il Castello di Cerro, di cui si osservano sopravvivenze presso la chiesa di San Maurizio, ed il Castello sull'altura del Motto, che i documenti definiscono Castrum Gravallone e di cui si conservano cospicui resti (...).
Associazione Archeologica Culturale Felice Pattaroni, in "il Castrum Gravallone, un castello che scompare, AAVV, 2001

Il "Castello del Motto" di Gravellona Toce è un complesso fortificato, conservato allo stato di rudere, che occupa la sommità dell'omonima altura, uno sperone roccioso ubicato sulla riva orografica destra del torrente Strona, a un'altitudine di 325 m s.l.m.. La parte superiore del colle costituisce una posizione di assoluto valore strategico; da qui è infatti possibile dominare con lo sguardo un territorio che, dalla valle dello Strona, giunge sino all'imbocco della Val d'Ossola e alla porzione occidentale del Verbano.
Le fonti scritte medievali che documentano l'esistenza del complesso, sono allo stato attuale della ricerca, piuttosto scarse e citano solo indirettamente l'esistenza di un castrum Gravallone. Il primo documento è una pergamena del marzo 1028, conservata nell'Archivio di San Vittore a Intra, in cui viene riportato che Riccardo, figlio del fu Riccardo, infra castro Gravallone libera la sua ancella Griberga. Un secondo documento del 1190 testimonia invece che la fortificazione di Gravellona è di proprietà dei figli di Manfredo De Castello, che stipulano un trattato d'alleanza con Vercelli specificando di essere impegnati con i Milanesi a non muovere guerra ai lombardi utilizzando questo edificio militare.
Il primo studio specifico sulla fortificazione si deve allo storico locale Felice Pattaroni, che negli anni '50 teorizzò un'origine romana del sito, ponendolo in relazione con la necropoli di Pedemonte. La medesima ipotesi fu successivamente ripresa da Giovanni Donna D'Oldenico, al quale si deve una prima analisi delle strutture ancora visibili e conservate allo stato di rudere (3 edifici e alcune murature). Nel 1971, contestualmente allo scavo per la posa di un traliccio dell'alta tensione all'interno della torre posta in posizione più elevata (Edificio C), nel terreno di risulta furono rinvenuti frammenti ceramici di età protostorica e postmedievale-rinascimentale. Nel 2001, infine, il volume Il castrum Gravallone, un castello che scompare (E. Magistris, E.P. Ecclesia, A. Del Duca), ha ripercorso gli studi sul castello, analizzando i dati storici, archeologici e architettonici a disposizione.
Nel corso del biennio 2014-2015, la Cattedra di Archeologia Cristiana e Medievale dell'Università degli Studi di Torino (Dipartimento di Studi Storici), in collaborazione con la Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Biella, Novara, Verbano-Cusio-Ossola e Vercelli, al fine di iniziare a ricostruire l'assetto topografico e cronologico del complesso fortificato, ha condotto due campagne di ripulitura delle strutture murarie ancora conservate. Tali operazioni, che hanno visto la partecipazione di studenti dell'Università di Torino, hanno consentito di realizzare una planimetria del sito, una documentazione fotografica terrestre e aerea degli elevati, nonché restituzioni grafiche tridimensionali. A queste, sono seguite due campagne di scavo archeologico in estensione (2016-17), condotte in regime di concessione ministeriale. Le indagini, realizzate nel pianoro orientale (occupato dai resti di un lungo edificio riportato in luce nel 2015), hanno interessato una superficie di 100 mq e hanno consentito di documentare la presenza di tre distinte fasi edilizie, databili tra XI e XIII secolo, nonché di fare luce sull'evoluzione della destinazione d'uso del fabbricato. Allo stato attuale della ricerca, alla fase più antica è attribuibile la costruzione di una cortina muraria esterna in ciottoli disposti a "spina di pesce" che va a cingere l'intera sommità del Motto (XI sec.); in questo periodo, l'area indagata è un cortile aperto caratterizzato dalla presenza di fosse e recinti. Successivamente (XII sec.), a ridosso della cinta muraria, viene costruito l'Edificio M (5,5x14,5 m, realizzato con blocchi di granito sbozzati e disposti in corsi regolari), interpretabile come magazzino per la sola presenza di grandi fosse al suo interno, dotato di un cortile esterno terrazzato. Verosimilmente nel XIII secolo, il fabbricato viene ristrutturato, dotato di nuovo ingresso più largo e di una copertura in coppi; la presenza di un focolare all'interno di una struttura in pietre e di alcune scorie, fa ipotizzare un cambio funzionale (attività artigianali?); anche il muro di terrazzamento del cortile viene rifatto. A un periodo di poco successivo è da attribuire il crollo della struttura, forse coevo alla distruzione dell'intera fortificazione.
Parallelamente, nel 2017 ha preso il via lo studio sistematico (con mappatura e rilievo degli elevati) delle fortificazioni presenti nei territori comunali limitrofi, finalizzato alla creazione di una piattaforma GIS appositamente creata. L'analisi sistematica dei dati provenienti da tale ricerca e dalla conclusione delle indagini archeologiche del castrum Gravallone (estate 2018) consentirà di aggiungere importanti tasselli alla conoscenza dell'incastellamento e degli assetti culturali, socio-economici e paleoambientali del Verbano tra alto e bassomedioevo.

Paolo De Vingo, 2018

Le campagne di scavo

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UniversitÓ di Torino